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Il tempo che rifiorisce

Dal diario di marzo, 2016

Una Pasqua affettuosa e rispettosa è stata per me questa, un soggiorno incantevole in una Svizzera che non conoscevo. Ritrovando amici veri, compagni di viaggio speciali e nuove scoperte.

Parto da Roma per Lugano il 26, arrivo nel primo pomeriggio in una giornata splendida di sole e di profumi. La mia prima visita è  al LAC, nuovo centro di cultura e arte che ospita una parte di mostra permanente e una temporanea (da segnalare la personale dell’artista svizzero Markus Ratz, più avanti in un’altra pubblicazione). Rientro la sera felice e più ricca dopo la visita museale e grazie anche a una -dolcissima e unica- accoglienza tutta al femminile, riposo divinamente.

Il 27 , per la colazione pasquale-sono a Mendrisio-ospite della casa del mio amico giornalista. Trascorro con loro, con sua moglie (donna in gambissima), i suoi simpatici figli e i loro intelligenti amici più cari, una giornata molto stimolante. Risento il calore degli affetti dopo molto tempo e così nell’anno della Misericordia, ritrovo espatriando, nuove realtà piene di gentilezza, di ospitalità e di amore umano.

Così i miei lavori etici che con grande difficoltà attuale, ho sempre cercato di difendere, dopo anni di silenzio-impossibilitata a trovare un luogo onesto e i soldi per produrli- riprendono finalmente vita e riacquistano un senso. E dopo anni di elaborazioni artistiche sul Sacro, faccio una straordinaria scoperta!

 

 

I Trasparenti di Mendrisio
Mendrisio, 27 marzo 2016

Visito sotto la pioggia, la città di Mendrisio che ribattezzerei ironicamente, anche la città di Mario Botta! (architetto svizzero che nel suo Paese ha potuto realizzare molte opere).

Da architetto e artista visiva, mi rincuoro e ragiono di quante assurdità esistano da noi, di quanto non siamo considerati e valorizzati da una economia non più  mecenatistica, troppo attenta a investire e a spendere male i propri soldi. Soldi poco spesi per una cultura che ci riedificherebbe agli occhi del mondo.

Così mi appare questo centro storico della svizzera italiana tenuto come un gioiello d’arte che verso sera, per mia meraviglia, s’illumina dentro i suoi “trasparenti. Dipinti luminosi che allestiscono le strade durante la settimana santa, in una via crucis  a me prima di allora sconosciuta, ma inconsciamente da tempo interpretata.

Gli antichi trasparenti di Mendrisio, databili al 1791, sono una parte importante della tradizione pasquale mendrinese, opere settecentesche eseguite da Giovan Battista Bagutti, dalla sua scuola e dai suoi successori.Su queste opere sacre, potete saperne di più, in questo servizio della Rai Svizzera: http://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/il-documentario/Le-processioni-storiche-di-Mendrisio-7086608.html

 

Storia del mio rinominato “astratto trasparente”

Roma, 5 aprile 2016
Insomma mi rincuoro, perché nel 2008 avevo partecipato a una mostra collettiva con Enzo Cucchi e altri artisti alla “galleria monserrato ‘900″ di Roma.

Mi ripresi indietro parte dell’opera, la parte dipinta, perché sentivo che il valore sacro del tema aveva bisogno di un mio serio approfondimento e di un luogo che me lo confermasse. La riportai a casa, abitavo in un piccolo monolocale in Via Giulia, dove mi era difficile continuare a dipingere per questioni di spazio e di aria, ma da dove ripresi a riprendere.E ripresero anche: la fotografia artistica, usata inizialmente per appuntare nuove poetiche, la poesia per confermarle e questo blog per divulgarle.

Ritornando ai “trasparenti” e alla bellezza del fare pittura e del fare Arte,  la mia povera opera prima romana, (astratto dipinto sulla poetica della cecità che s’illumina in figurativo), finalmente trova la sua antica origine e una nuova paternità, ma sopratutto un nome. E nella torre campanaria della ex-chiesa di Santa Lucia, dove attualmente risiede, (in uno studio ristrutturato su miei disegni), così  somigliante ai trasparenti non solo nella forma, ma nel contenuto simbolico, ora vive. Qui  vicina a me, posta sopra la “scala delle grucce”, come una figlia un po’ cresciuta, in attesa di separarsi da un grembo materno per lo sguardo di un padre che la guidi anche dal cielo. (mgf)